L’orto sinergico

L’orto sinergico

La pratica dell’orto sinergico nasce dagli studi del microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka, poi perfezionati dall’agricoltrice e permacultrice spagnola Emilia Hazelip, che li ha adattati alle colture mediterranee. Il concetto principale che guida questa pratica è che sia la Natura stessa a curare i propri bisogni, con uno schema di alimentazione e protezione autonoma. Per praticare l’agricoltura sinergica è importante avere molto spazio e un terreno incolto, nel quale creare una struttura a bancali e dove seminare ogni varietà di pianta, anche legata a cicli annuali differenti. La diversità dell’orto sinergico è fondamentale perché permette alle piante di proteggersi a vicenda, poiché gli odori di alcune di queste respingono i parassiti di altre, mantenendo dunque una protezione reciproca, concetto definito consociazione.

Non c'è nessuno così grande come chi non cerca di realizzare niente.

Masanobu Fukuoka

Il passaggio più faticoso per la creazione dell’orto sinergico è la creazione della struttura iniziale. I bancali infatti devono rispettare degli standard riguardo le dimensioni, per permettere liberamente il passaggio di uomini e carriole e allo stesso tempo la struttura deve avere un’altezza tale da garantire un solido sostegno alle radici. La semina e la disposizione delle piante da coltivare dipende dalle necessità e dalle zone climatiche. Le piante che attirano i lombrichi e altri vermi dai quali si crea l’humus devono essere disposte all’esterno, insieme alle piante con effetto repellente, che terranno a distanza i parassiti. L’irrigazione ottimale da sfruttare è l’irrigazione a goccia, così da risparmiare sulle spese idriche e al tempo stesso evitare di bagnare direttamente le foglie e le piante provocando effetti negativi. La pratica dell’orto sinergico prende sempre più piede e la sua filosofia non si distacca molto dalla nostra. La Natura ha bisogno solo di Natura.